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Agrivoltaico 2026: nell’ultima finestra PNRR, come usare i moduli fotovoltaici bifacciali per rendere più solidi conformità e rendimento

· Politiche e mercato del fotovoltaico

Indice

  1. Agrivoltaico in Italia nel 2026: perché rivedere ora la scelta dei moduli
  2. Contesto normativo: nel 2026 non conta solo la percentuale di incentivo
  3. Che cosa valuta davvero il GSE nel 2026
  4. Perché i moduli bifacciali meritano una valutazione prioritaria nel 2026
  5. Dalla pianificazione all’erogazione degli incentivi: una sequenza operativa più realistica per il 2026
  6. Esempio tecnico di riferimento: serie TwiSun Pro
  7. Conclusione

Introduzione

Il 2026, per l’agrivoltaico in Italia, non riguarda più solo la domanda “si può realizzare?”, ma soprattutto “il progetto può essere completato davvero e l’incentivo può essere incassato in modo stabile?”. Nell’attuale quadro PNRR, l’agrivoltaico avanzato può ancora accedere a un contributo in conto capitale fino al 40% della spesa ammissibile, insieme a un meccanismo di incentivo sull’energia elettrica netta immessa in rete. Secondo le nuove regole pubblicate dal GSE nel 2026, la data del 30 giugno 2026 non coincide più con il termine di comunicazione di fine lavori, ma con la scadenza entro cui il GSE e il beneficiario devono sottoscrivere l’accordo di concessione; l’impianto dovrà poi entrare in esercizio entro 24 mesi dalla notifica dell’accordo.

Questo significa che la scelta del modulo fotovoltaico non è più solo una questione di acquisto, ma diventa parte della capacità del progetto di superare le verifiche successive e trasformare l’incentivo in flusso di cassa di lungo periodo. Per sviluppatori, aziende agricole ed EPC, nel 2026 non sarà decisivo soltanto “quanta potenza installare”, ma se il sistema saprà mantenere in equilibrio continuità agricola, produzione energetica e requisiti di conformità. In questo contesto, il rapporto tra fotovoltaico e agricoltura richiede una valutazione più attenta dei pannelli fotovoltaici, della configurazione dell’impianto e della stabilità tecnica nel tempo.

1. Contesto normativo: nel 2026 non conta solo la percentuale di incentivo

La misura PNRR italiana per l’agrivoltaico punta a sostenere la realizzazione di sistemi agrivoltaici avanzati a carattere sperimentale. La pagina ufficiale del GSE chiarisce che i principali beneficiari sono imprenditori agricoli, loro aggregazioni o raggruppamenti temporanei di imprese che includano almeno un imprenditore agricolo. Il sostegno prevede un contributo in conto capitale fino al 40% e un incentivo sull’energia elettrica netta immessa in rete.

Per i soggetti coinvolti, il punto davvero decisivo è questo: la valutazione ufficiale non riguarda più solo “quanta capacità viene dichiarata”, ma se il progetto possiede davvero la logica operativa propria dell’agrivoltaico. Il sistema deve dimostrare che l’attività agricola o zootecnica possa continuare, evitando che il terreno agricolo venga semplicemente trasformato in un campo fotovoltaico con moduli installati.

2. Che cosa valuta davvero il GSE nel 2026?

Dalle regole operative GSE attualmente in vigore, per ottenere gli incentivi un progetto agrivoltaico deve consolidare almeno tre aspetti: condizioni strutturali, rendimento energetico e monitoraggio di lungo periodo.

A. Altezza libera e spazio operativo

È una delle soglie di accesso più importanti per l’agrivoltaico. Secondo le regole GSE:

  • nei contesti zootecnici, l’altezza minima libera è generalmente pari ad almeno 1,3 metri;
  • nei contesti colturali e nei sistemi misti coltivazione + zootecnia, l’altezza minima libera è generalmente pari ad almeno 2,1 metri.

Questi requisiti non sono formali: incidono direttamente sul passaggio dei mezzi agricoli, sulle attività quotidiane e sulla possibilità che il progetto sia ancora riconosciuto come sistema agrivoltaico avanzato.

B. Produzione energetica: soglia del 60%

Per un progetto agrivoltaico non basta garantire la continuità agricola. Il GSE richiede anche che la produzione specifica dell’impianto non sia inferiore al 60% rispetto a un impianto fotovoltaico a terra di riferimento nello stesso sito.

Questo significa che il progetto non può essere progettato in modo troppo rado solo per ridurre l’ombreggiamento, né puntare esclusivamente a una maggiore densità di installazione sacrificando le condizioni agricole. Un impianto realmente conforme deve trovare un equilibrio tra attività agricola e produzione fotovoltaica.

C. Meccanismo di monitoraggio continuo

La conformità di un progetto agrivoltaico non termina il giorno dell’entrata in esercizio. Il GSE richiede un monitoraggio continuo durante la fase operativa, basato principalmente su dati RICA, fascicolo aziendale e relazioni agronomiche certificate, per verificare la continuità agricola e le relative prestazioni operative.

Per il soggetto responsabile, questo significa che il sistema di monitoraggio non deve essere “aggiunto dopo”, ma integrato già nella fase di progettazione.

Sistema agrivoltaico con moduli fotovoltaici e spazio agricolo operativo per garantire continuità produttiva e conformità GSE

Un punto importante da evitare

Le FAQ ufficiali del GSE chiariscono che gli incentivi PNRR per l’agrivoltaico non sono cumulabili con gli incentivi Transizione 5.0.

Per questo, nel modello finanziario non bisogna sommare i benefici delle due misure, ma valutare in anticipo quale percorso sia più adatto al progetto specifico.

3. Perché i moduli bifacciali meritano una valutazione prioritaria nel 2026?

Nei progetti agrivoltaici del 2026, i moduli fotovoltaici bifacciali non sono più solo un’opzione, ma una tecnologia da valutare con priorità. Il motivo è semplice: aiutano a bilanciare meglio rendimento energetico, condizioni strutturali e modello di ricavo del progetto.

Prima di tutto, il GSE ha già incluso il vantaggio produttivo dei moduli bifacciali nel proprio metodo di calcolo per l’agrivoltaico. Secondo le regole operative, nelle simulazioni PVGIS i moduli bifacciali possono applicare un coefficiente correttivo del +15%; se abbinati a tracker biassiali, il valore può arrivare al +30%. Questo dimostra che, nell’agrivoltaico, il bifacciale non è un concetto commerciale, ma una variabile già integrata nella logica ufficiale di valutazione della produzione.

Inoltre, i progetti agrivoltaici richiedono di norma maggiore altezza libera e una disposizione più rada. Rispetto a un impianto fotovoltaico a terra tradizionale, questi sistemi sono più sensibili alla luce riflessa dall’ambiente, all’irraggiamento sul retro e alla configurazione complessiva dell’impianto. In questo scenario, il valore dei pannelli fotovoltaici bifacciali non sta solo nel “produrre un po’ di più”, ma nella maggiore coerenza con impianti sopraelevati, file più distanziate e superfici agricole operative preservate. Questa è una valutazione di tipo ingegneristico, ma risulta coerente con l’attuale metodo di calcolo GSE per i moduli bifacciali.

Guardando poi alla fase di richiesta degli incentivi, il modulo fotovoltaico non può essere confrontato solo per potenza e prezzo al watt. Le regole GSE richiedono che i moduli utilizzati rispettino adeguati standard di qualità e sicurezza, come CEI EN 61215 e CEI EN 61730, e che la relativa documentazione tecnica sia conservata per eventuali verifiche. Per un progetto agrivoltaico, quindi, una soluzione con certificazioni complete e adatta al funzionamento outdoor di lungo periodo è spesso più importante della semplice ricerca del prezzo più basso.

Impianto agrivoltaico con moduli fotovoltaici bifacciali su terreno agricolo per ottimizzare produzione energetica e rendimento

4. Dalla pianificazione all’erogazione degli incentivi: una sequenza operativa più realistica per il 2026

Primo passo: verificare se il progetto può accedere al meccanismo

Prima di avviare il progetto, occorre chiarire due aspetti:

  • se il soggetto beneficiario rientra nei requisiti previsti per gli incentivi agrivoltaici;
  • se la natura del terreno e del progetto è compatibile con l’attuale quadro di sostegno.

Se identità del beneficiario e condizioni del terreno non sono coerenti, anche le successive ottimizzazioni tecniche perdono gran parte del loro valore. Nell’attuale impostazione del GSE, gli imprenditori agricoli e le relative forme organizzative restano il presupposto principale di accesso.

Secondo passo: definire presto il percorso autorizzativo

Nella fase di sviluppo, è necessario capire il prima possibile se il progetto debba seguire l’iter AU o PAS.

L’agrivoltaico non implica automaticamente l’accesso a un percorso semplificato: la valutazione dipende comunque da potenza, localizzazione e orientamento delle autorità locali. Chiarire in anticipo il percorso autorizzativo aiuta ad allineare costruzione, entrata in esercizio e scadenze operative del PNRR.

Terzo passo: anticipare la scelta dei moduli

Per i progetti del 2026, la scelta dei moduli fotovoltaici non dovrebbe essere rimandata alla fase di acquisto.

Incide direttamente su altezza libera, configurazione delle file, simulazione della produzione, documentazione certificativa e logica di monitoraggio successiva. In particolare nei progetti agrivoltaici, se si vuole includere il guadagno bifacciale nel modello di ricavo, layout e simulazione energetica dovrebbero essere sviluppati già nella fase di progettazione, non integrati solo in un secondo momento.

Quarto passo: progettare insieme il sistema di monitoraggio

La continuità agricola non è una semplice dichiarazione, ma un risultato da dimostrare con dati verificabili.

Per questo, dispositivi di monitoraggio e piano di gestione agricola dovrebbero essere progettati insieme all’impianto fotovoltaico. In questo modo, la preparazione delle relazioni agronomiche, la conservazione dei dati operativi e le eventuali verifiche GSE possono formare un processo più chiaro e coerente.

5. Esempio tecnico di riferimento: serie TwiSun Pro

Applicando questa logica alla scelta del prodotto, nei progetti agrivoltaici risultano spesso più interessanti le soluzioni N-Type TOPCon bifacciali vetro-vetro. Non perché siano adatte in modo automatico a ogni progetto, ma perché rispondono meglio ad alcune esigenze tipiche del fotovoltaico e agricoltura:

  • sono più adatte a sistemi sopraelevati, file distanziate e produzione bifacciale;
  • si integrano più facilmente con la logica ufficiale di simulazione della produzione;
  • facilitano la partecipazione alla richiesta degli incentivi e alle verifiche successive grazie a documentazione tecnica e certificazioni complete.

Prendendo come riferimento una linea di prodotto simile a TwiSun Pro, il modulo andrebbe valutato all’interno di una soluzione agrivoltaica complessiva, non solo confrontando il prezzo di acquisto con quello dei pannelli fotovoltaici per impianti a terra tradizionali. Per sviluppatori e aziende agricole che danno priorità alla conformità e alla stabilità dei ricavi nel lungo periodo, questo approccio è spesso più vicino alle reali esigenze del 2026.

6. Conclusione

Nel 2026, la vera competitività dell’agrivoltaico in Italia non dipenderà da chi riuscirà ad abbassare di più il prezzo al watt, ma da chi saprà rendere solidi, nello stesso progetto, continuità agricola, produzione energetica e accesso effettivo agli incentivi.

In questa prospettiva, i moduli bifacciali meritano maggiore attenzione non perché siano “più avanzati”, ma perché rispondono meglio alle esigenze integrate dell’agrivoltaico: altezza libera, simulazione della produzione e funzionamento stabile nel lungo periodo. Per agricoltori, sviluppatori ed EPC, la scelta più professionale non è chiedersi prima “quale pannello fotovoltaico costa meno”, ma valutare quale soluzione abbia più probabilità di superare le verifiche, entrare in esercizio nei tempi previsti e generare ricavi stabili durante il periodo di incentivazione.

Moduli bifacciali per agrivoltaico

Maysun Solar fornisce moduli fotovoltaici per progetti agrivoltaici, impianti a terra e applicazioni commerciali in Europa. Le soluzioni TOPCon, IBC, HJT e bifacciali vetro-vetro aiutano sviluppatori, EPC e aziende agricole a valutare rendimento, affidabilità e compatibilità tecnica in diversi scenari di installazione.

Per l’agrivoltaico, la scelta del modulo non dipende solo dal prezzo al watt, ma anche da configurazione dell’impianto, produzione attesa e stabilità nel lungo periodo.

Fonti di riferimento:

GSE – Sviluppo agrivoltaico:

https://www.gse.it/servizi-per-te/attuazione-misure-pnrr/sviluppo-agrivoltaico

GSE – DM Agrivoltaico – Regole operative:

https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Servizi%20per%20te/Attuazione%20misure%20PNRR/Sviluppo%20agrivoltaico/Regole%20e%20procedure/Regole%20Operative%20DM%20Agrivoltaico.pdf

GSE – Incentivi Agrivoltaico e Transizione 5.0: sono cumulabili?:

https://assistenza.clienti.gse.it/csm/it/incentivi-agrivoltaico-e-transizione-5-0-sono-cumulabili?id=faq&sys_id=69a25411c373c290303995677a0131d8

GSE – Sportello Unico per le Energie Rinnovabili SUER – Autorizzazioni:

https://www.gse.it/servizi-per-te/servizi-digitali-integrati/sportello-unico-per-le-energie-rinnovabili-suer/autorizzazioni

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